giovedì 21 dicembre 2017

“In questo mondo pieno di tensioni, di sempre maggiori divisioni e diseguaglianze - ci siamo chiesti -  in questo mondo che ci sembra di comprendere sempre meno, quali auguri possiamo inviare in occasione delle festività?”
Abbiamo trovato degli spunti nel pensiero e nel cuore di una persona che ha saputo vivere i singoli momenti con molta gioia, pur avendo dedicato tutta la propria vita ad un ambiente di grande sofferenza: madre Teresa di Calcutta.

“Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza.”
“Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore.”
“Non preoccuparti dei numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te.”
“Ieri non è più, domani non è ancora. Non abbiamo che il giorno d’oggi. Cominciamo.”
 
Con quest’ultimo pensiero inviamo a tutti l’augurio che un tempo nuovo abbia inizio. Cominciamo!
Annapia e Claudio

giovedì 3 dicembre 2015

Un libro su papa Francesco e la Palestina

Vi segnaliamo un interessante e più che mai attuale libro, uscito di recente, che con lo sguardo di papa Francesco ci aiuta a riflettere sulla situazione della Palestina e del Vicino Oriente.

Nessuno strumentalizzi Dio
di Romina Gobbo


Il libro, uscito nel marzo 2015, rievoca la visita di papa Francesco in Terra Santa (24-26 maggio 2014), visita che è stata dirompente, tanto da tracciare una linea di demarcazione tra un prima e un dopo. 

I gesti e le parole del Santo Padre hanno ispirato questo libro-reportage. Che parte da quel “pellegrinaggio di preghiera” per parlare poi in maniera ampia della Terra Santa, un territorio ricco di bellezza, ma anche di contraddizioni. Dove l’atmosfera multiculturale convive con il conflitto israelo-palestinese e l’equilibrio tra le religioni (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) si regge sulla quotidianità. 

Lo chiama “il dialogo del condominio” padre Pierbattista Pizzaballa, francescano, Custode di Terra Santa. Assieme alla sua voce, ci sono quelle di monsignor Fouad Twal, Patriarca dei Latini di Gerusalemme, fra' Massimo Pazzini, decano dello Studium Biblicum Franciscanum, monsignor Giuseppe Lazzarotto, nunzio apostolico in Israele, Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, e tanti altri. 

Un libro, quindi, che volge lo sguardo sulla situazione geopolitica, sulle incomprensioni reciproche, sugli errori commessi, sulle rivendicazioni e sulle accuse, tutti elementi fondamentali per capire un conflitto ormai cronicizzato, e che alterna momenti di “calma apparente” ad altri di crisi acute. Le frasi del Santo Padre che aprono ogni capitolo tengono alta la nostra attenzione sull’urgenza della pace. È un grido accorato – che papa Francesco reitera in continuazione, mentre il mondo, soprattutto il Medio Oriente, è in fiamme – e che non può non smuovere le coscienze. 


Romina Gobbo, vicentina, laurea in Scienze politiche a Padova, diploma di corso avanzato per giornalisti in aree di crisi e Master di primo livello in Studi sull'Islam d'Europa, è giornalista professionista. Collabora con Avvenire e Famiglia Cristiana, con diversi reportage all'estero, in particolare su tematiche connesse ai diritti umani, alla pace, al dialogo islamo-cristiano, alle attività missionarie e di volontariato. Ha all'attivo una pubblicazione di carattere sociale, sui temi della vita, pubblicata dal Centro aiuto alla vita di Vicenza.

Romina Gobbo, "Nessuno strumentalizzi Dio!" - Papa Francesco in Terra Santa: l'urgenza della pace, Gabrielli Editori, pp. 128, 13€ 

lunedì 13 aprile 2015

Guido, 4 aprile 2015

Era il 4 aprile e le tre fatine stavano aspettando.

“Ma è presto! Manca ancora una settimana – disse la fatina Zuccherosa –
io vado a comprare qualche regalo, tanti tanti dolci!” e uscì dalla porta.
“Solo una settimana? Mamma mia, devo correre dalla parrucchiera per farmi bella – e anche la fatina Vanitosa se ne andò in fretta.
La fatina della Pace, rimasta sola, si addormentò.

A un tratto – era passato da poco il mezzogiorno – fu svegliata di colpo:
un neonato piangeva, le sorelline gridavano di gioia, mamma Cri e papà Mec sorridevano stanchi e felici,
nonni, zii e amici si telefonavano allegri: “E’ nato Guido!!!”.
Ancora assonnata, la fatina non capiva: “Ma non doveva essere una bambina? E non doveva nascere fra una settimana?
Adesso cosa faccio? Le altre fatine mi hanno lasciata sola …”

Guardava Guido e la sua mamma, abbracciati stretti stretti, e capì 
che il mondo, il mondo intero era tutto lì.
E le sembrò che adesso nel mondo la luce fosse diventata più forte:
le stelline della coroncina che le fermava i lunghi capelli 
le stelline con i colori dell’arcobaleno – lei era la fatina della Pace –
brillavano di una luce nuova.

Prese allora la stellina verde, quella della speranza, e la mise sulla fronte del piccino:
“Per te sia sempre primavera, bambino bello, corri sui prati,
respira i profumi del bosco, guarda in avanti e scopri la gioia”.
Poi prese la stellina gialla, la sollevò alta come un sole:
“La tua vita sia piena di luce e di calore, porta questa stella
dov’è ancora buio, in tutti gli angoli del mondo”.

Mise nel lettino anche le stelline azzurra e blu:
“La tua anima voli sempre in alto, nell’immensità del cielo
ma sappia anche essere profonda, come gli abissi del mare”.

La fatina cercò infine tra i capelli, poi vide che la luce rossa dell’ultima stellina 
pulsava tra il cuoricino di Guido e quello della sua mamma
e la fatina si commosse, perché aveva visto l’amore.


“Il mondo – pensò – ora avrà un altro costruttore di pace!”




mercoledì 17 dicembre 2014

La leggenda delle quattro candele

Abbiamo ritrovato questa leggenda di Natale, conosciuta ma più che mai attuale in un tempo di buio, di precarietà, di incertezze. E perciò la riproponiamo, per condividere, insieme con i nostri amici, un sogno
Annapia e Claudio Gioseffi
con l'augurio che, anche in questo Natale e all'inizio del Nuovo Anno, la piccola fiamma possa riscaldare il cuore di tutti
La leggenda delle quattro candele
Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione.
La prima diceva:
"Io sono la Pace.
Ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!". Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente. 
La seconda disse:
"Io sono la Fede. Purtroppo non servo a nulla, gli uomini non ne vogliono sapere di me e per questo motivo non ha senso che io resti accesa". Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.
Triste triste, la terza candela a sua volta disse:
"Io sono l'Amore.
Non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari". E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Inaspettatamente
 un bimbo entrò nella stanza e vide le tre candele spente.
Impaurito per la semi oscurità, disse: "Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!" e così dicendo scoppiò in lacrime.
Allora la quarta candela impietositasi disse:
"Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele. Io sono la Speranza".
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime il bimbo prese la candela della Speranza e riaccese tutte le altre.
Che non si spenga mai la Speranza dentro il nostro cuore...

.... e che ciascuno di noi possa essere capace, come quel bimbo, di riaccendere con la nostra Speranza, in ogni momento, la Fede, la Pace e l'Amore.

lunedì 23 dicembre 2013

Sole 2



La nebbia saliva
Dal fondo della valle

Verso la nostra casa

Ma non poteva spegnere

La scintilla di sogno

Che viveva nel nostro cuore.



Poi all’improvviso

- eravamo ancora assopiti -

Un dolore intenso

Venato di gioia

Ci ha svegliato

All’improvviso.



Il sogno era

Diventato carne

Ed era ansioso

Di affacciarsi alla vita

Lacerando

La nostra carne.



Poi

Una pennellata di luce

Ha inondato il cielo.

Nella nostra vita

Ora c’è

Sole.



Giorno dopo giorno

La luce crescerà

Immergerà nei pastelli

Le sue manine

E dipingerà

Nuovi colori nel mondo.



Abituiamo gli occhi

A guardare alto e lontano

Abituiamo il cuore

A superare l’ostacolo

Oggi nella nostra giornata c’è

Sole


Uno sguardo verso il futuro

Lontani dal rumore, sulla stradina sterrata
la nonna e il bambino si tenevano per mano
e il loro sorriso regalava fiducia.

“Raccontami ancora, nonna, la storia che tu sola sai”
il bambino la guardò con occhi luccicanti.

“Era il tempo dell’anno in cui il sole rimbalza nel cielo
e la gente si mette in cammino per vedere la luce
e il sole di giorno e la stella di notte rischiarano la strada.

Il vecchio pastore cercava un bambino
ma era troppo vecchio e lento nei suoi passi
e quando giunse alla capanna
la trovò vuota
e vuota era la grotta
vuoto il presepe
così cadde in ginocchio stanco e deluso”.

“Perché, nonna, dov’era il bambino?”

“Mentre il suo viso era piegato verso terra
guardò dentro al suo cuore e lì
vide una manina che si muoveva
sentì un cuoricino che batteva
vide due occhioni pieni di speranza
il bambino era nel suo cuore”.

“Perché era nel suo cuore, nonna?”

“Non puoi essere un bambino
se non ti porta in braccio e nel cuore
chi ha già camminato per molte strade,
non può essere un vecchio sereno
chi non guarda la gioia
attraverso gli occhi del bambino che porta dentro di sé”

“Anch’io, nonna, sono dentro al tuo cuore?”


Sorridente, la nonna guardava avanti, verso il futuro.

Un abbraccio
Annapia e Claudio

domenica 23 dicembre 2012

Un augurio ... per rimettersi in marcia



La fine del mondo non c’è stata
non poteva che essere così.

Il messaggio del solstizio d’inverno
l’annuncio del natale
l’augurio di capodanno
non sono l’annuncio di una fine
ma l’intuizione di un nuovo inizio.

Un invito a guardare la vita che si rinnova
nel viso di un bambino,
facile per noi nonni e per i pastori.

Un invito a rimettersi in spalla lo zaino
- perché il passato non è da buttare -
e riprendere la strada

per ritrovare compagni di viaggio
e raccontarsi che il mondo
ancora non può finire
perché una volta ancora
siamo chiamati ad inventarlo.

Un abbraccio
Annapia e Claudio